Il fritto fa male?

Con un gioco di parole si potrebbe dire che fa male un fritto fatto male. In realtà il fritto non fa male di per sé: dannose sono le sostanze di ossidazione che si formano nell’olio quando è stato usato troppo a lungo. Il calore infatti innesca dei processi di degradazione che portano alla formazione di perossidi ed altri composti e questo processo, una volta avviato, procede sempre più rapidamente via che l’olio subisce ripetuti riscaldamenti.

E l’ossidazione avviene anche negli alimenti fritti quando si conservano a lungo a temperatura ambiente o al caldo, in attesa di essere consumati o, peggio ancora, se vengono riscaldati come avviene spesso nelle cattive rosticcerie. Una frittura eseguita a regola d’arte, con un buon olio fresco (di oliva o di arachidi) e consumata subito dopo, o entro un’ora, non comporta sicuramente rischi per la salute. Ed è anche più digeribile di altre preparazioni, come i brasati o gli stufati, che per la lunga cottura risultano in genere di più laboriosa digestione.
Certo non è consigliabile mangiare il fritto tutti i giorni, ma solo per il suo elevato apporto energetico dovuto all'olio che viene inevitabilmente assobito anche con la miglior tecnica di frittura. Possiamo però concederci con tranquillità questo piacevole peccato di gola una o due volte la settimana, senza timori per la salute né per la linea.

  • Lunedi, 15 Agosto 2011

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